sistemare i segnalibri #47

Peaceandlonglife! Sono Gualtiero Bertoldi, è un anno che Sistemare i Segnalibri esce una volta alla settimana, le scuole sono aperte, le porte sono aperte, le urne quasi, e questi sono i segnalibri da sistemare di questa volta.

sistemare i segnalibri

  1. Shonen Jump covers - una raccolta, parziale ma cionondimeno ricca, delle copertine di diverse annate di Weekly Shonen Jump, uno dei maggiori e più importanti settimanali manga del Giappone.

  2. LUCA - il nonno di tutti i nonni.

  3. Maledire Dio - una tesi di laurea sulla bestemmia.

  4. Bilanciare il bianco - croce e delizia di ogni fotografo digitale.

  5. WebGL water - una piscina, una palla, dell’acqua simulata.

  6. Why was the math book sad? - e tante altre bellissime battute inglesi.

  7. Gallereplay - ma ve li ricordate, voi, i cinemagraphs?

  8. Atomic Empire - un fumetto di Thierry Smolderen e Alexandre Clérisse.

  9. Clown Core - PAAAAAAAIN.

  10. Card Hunter - gioco da tavolo di ruolo di carte con miniature (è un po’ più semplice di quel che sembra).

  11. Patatap - schiacciare a caso i tasti sulla tastiera non è mai stato così sonoro e visivo.

Non hanno funzionato

Per finire, una buona notizia: a differenza di quanto segnalato nella scorsa newsletter, https://www.openprocessing.org/user/28663 è attivo e funzionante. Semplicemente, firefox non me lo apriva (adesso invece lo fa). Meno male.


questa volta: tutti i fumetti del mondo

Highbone theater, di Joe Daly.

Safari Honeymoon, di Jesse Jacobs.

Satania, di Fabien Vehlmann e Kerascoët.

Gideon Falls, di Jeff Lemire, Andrea Sorrentino e Dave Stewart.


il pezzo: dare i numeri [medio]

Più o meno un anno fa - dopo un periodo di lunga inerzia, insicuro se abbandonare definitivamente il già languente tumblr e, nel caso, sul dove dirigermi e cosa utilizzare per continuare a esprimermi in rete - decisi di inserirmi nel filone delle rinascenti newsletter e di imbastire un appuntamento settimanale con il quale smaltire le migliaia di segnalibri accumulati nel corso degli anni, aggiungendo come contorno qualche rubrica di varia natura, e concludendo il tutto con dei numeri. Numeri di cui, in questi mesi, più volte mi è stato chiesto conto e spiegazione, cose che ho quasi sempre rimandato a qualche futura newsletter.

Ebbene, oggi è il giorno di quella newsletter.

I quattro numeri che trovate in calce a ogni SiS rappresentano:

I primi due, 1 e 2, per una somma totale di 3, sono i punti fermi e irrinunciabili della mia vita, il triangolo che costituisce il mio mondo e il mio sostegno nel mondo.

L’1 è la persona che mi ama e che io amo, compagna di vita e di intelletto, prima, unica e sola nei miei pensieri e nei miei sentimenti; consorte e sodale, intima alleata, ardore. Anna.

2 sono le persone che discendono da questa unione. Il baldo erede e il sagace cadetto, il sultano e il maharaja, il pensatore e l’ingordone, il fascio di nervi e il broncio placido, il sensibile e lo schiacciasassi, Cesare e Gabriele. Altri da me, eppure, in qualche laterale piega, me; loro, e noi - io e Anna - con loro, l’insieme primo.

Gli ultimi due numeri - uno più o meno costante attorno al 100, a volte 99, a volte 102; l’altro rare volte timidamente progressivo, quasi sempre 0, ma in un paio di occasioni salito fino al 4 o al 5 - sono cifre più mondane, registrazioni settimanali legate alla mia condizione fisica spicciola, una sorta di espediente autoaiutesco con il quale speravo di fare appunto 2 cose: perdere peso e non mangiarmi più le unghie. E invece è un anno che il mio peso corporeo fluttua irriducibile attorno al quintale (sono un metro e ottantacinque, e secondo ogni schifosissima tabella del peso ideale sono leggermente obeso, e per tornare nel peso forma dovrei perdere almeno 15 kg), e le vicende della vita (gli alunni a scuola che ne combinano una grossa, il lockdown, la cantina che non è abbastanza fresca e mi manda in malora il vino) interrompono brutali, riazzerando la conta, ogni tentativo di abbandonare l’onicofagia, compulsione nella quale mi crogiolo con qualche senso di colpa da quando avevo almeno 4 anni (riesco a essere così preciso perché la sicura presenza del disturbo è legata a un chiaro ricordo d’infanzia, avvenuto durante il secondo anno d’asilo: una mattina, appunto all’asilo dalle suore, dopo aver giocato in giardino, stiamo tutti rientrando ordinati in fila per due, e io mi ritrovo vicino a D.; per passare un po’ il tempo e intrattenerla - le suore erano militari, entrate e uscite dall’edificio principale dovevano essere eseguite con calma e ordine assoluto, il che prendeva una bella manciata di minuti a quel centinaio scarso di bambini che avevano appena finito di scalmanarsi sulle giostrine del parco antistante - mi viene in mente di raccontarle una mia stranezza, ovvero quella riguardante il mangiarmi le unghie. Al che D. mi guarda serena e pacifica e mi fa: “Ah, ma dai, io invece porto sempre con me un foglio di carta, e ogni tanto me ne mangio dei piccolissimi pezzetti.” Io, fissandola, sono indeciso se sorriderle timido o iniziare ad allontanarmi lentamente da lei; ma è lei che agisce, forse avendo colto la mia esitazione, tirando fuori il foglio ben piegato da una tasca del suo grembiule - i grembiuli potevano essere di tre colori: azzurri (eh), rosa (EH) e gialli, ques’ultimo colore a sorpresa, e alquanto liberalmente, utilizzabile da entrambi gli schieramenti definiti dalla religione e dalla cultura dell’epoca - staccandone un pezzetto, e appoggiandoselo con delicatezza sulla punta della lingua, per poi ritirarla con gusto assieme al suo ornamento cartaceo) (no, non ho idea se D., ancora oggi, soffra di picacismo) (io, in compenso, continuo a mangiarmi le unghie).


Fine fine. Non prima di un piccolo mashup Fall Guys + Titanic (se non state giocando a Fall Guys allora voi e lo Zeitgeist avete poco a che fare):

e dei soliti, e finalmente chiari:

numeri

1 - 2 - 102 - 0